Intervista ad Alessandro El Tanque Pignoli: chi è e come è diventato un maestro del Neo Traditional

Volevamo raccontarvi chi è il maestro che vi svelerà tutti i segreti del Neo Traditional al workshop del 6 e 7 settembre, e quindi ecco qui per voi un’intervista ad Alessandro El Tanque Pignoli!

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L’esperienza di Alessandro

Come hai iniziato a muovere i primi passi all’interno di questo ambiente?

 Ho cominciato per sbaglio. Sono sempre stata una persona dotata nel disegno e dal punto di vista artistico però non mi ero mai tatuato, perché purtroppo i miei genitori non vedevano di buon occhio il mondo del tatuaggio. Poi, un giorno mi sono tatuato da  una persona molto incompetente.

Ho iniziato a pensare che io potessi fare meglio. E’ stato in quel momento che ho avuto il primo approccio mentale al tatuaggio come un potenziale lavoro.  Una volta affiancatomi a quelli che sono stati i miei maestri, i quali mi hanno trasmesso la passione, mi sono innamorato di alcuni stili e di alcuni modi di approcciarli. Questo mondo è diventato la mia passione.

Ho iniziato a studiare, cosa che non ho mai fatto in vita mia, approfondendo tutto nei minimi dettagli: la storia, i percorsi storici quelle che sono le influenze, gli accostamenti cromatici, le composizioni.

Ho anche avuto la fortuna di incontrare tante persone che mi hanno arricchito sia a livello culturale che di esperienza. È stata un’esplosione nei primi anni che poi si è tramutata in una grande voglia di lavorare.

 

Mi hai detto che eri una persona artistica che sapevi già disegnare, ma cosa facevi?

 Ho fatto lo scenografo per i villaggi turistici per circa 5 anni quindi ho disegnato fondali con grandi murales, ma sempre a livello molto amatoriale. Dipingevo alla meno peggio, ma erano cose molto basilari, però era sempre qualcosa di artistico.

 

Qual è lo stile da cui hai cominciato? Sei partito subito dal Neo Traditional o hai cominciato prima in un altro stile?

 Il primo approccio è stato dettato sia dalla moda ma anche da quello che si chiedeva circa 9 anni fa, io ho iniziato a tatuare a Roma e in quel periodo era richiestissimo lo stile Lettering Chicano. Dopo un periodo di studio, ho iniziato anche a disegnare manga. Lo studio in cui mi trovavo mi ha così proposto di buttarmi nello stile Giapponese. Ho tatuato in questo stile per circa 2/3 anni, ma con scarsi risultati. Nonostante questo, lo studio del giapponese mi ha permesso di imparare la composizione dei volti, cosa che si nota anche nello stile che tatuo attualmente.

Nel corso del tempo mi sono interfacciato con il Traditional, che inizialmente detestavo. Conoscendolo però, me ne sono appassionato nonostante non sia molto nelle mie corde. Io ho sempre visto il disegno in una chiave molto moderna, quindi mi sono avvicinato al New School. Ho iniziato a trasformare i soggetti Traditional  in stile New School, e così è nato il mio personale stile Neo Traditional.

Hai detto “Mi sono perdutamente innamorato di questo stile”, “Sapevo già che stavo andando in questa direzione” quindi era una cosa che già sentivi dentro di te, ma se mi dovessi dire le cose che più ami di questo stile quali sono?

 È uno stile molto romantico, è uno stile che racconta una storia, è uno stile ricco, ricco di dettagli, ricco di colori, colori caldi e comunque pieno di contrasti. Rappresenta un po’ quello che è il mio essere artista, sono pieno di contraddizioni ma anche di grandi sfaccettature. Forse mi ci sono riconosciuto anche per questo motivo, perché è uno stile che permette di variare, non ha regole fisse, ne ha poche e non importanti. Inconsciamente tutti quelli che fanno questo stile hanno un comune filo conduttore, anche se non ci sono regole di colore, di soggetti o di disegno. E’ soltanto un’interpretazione.  E’ uno stile molto barocco, molto art nuveau quindi qualcosa di moderno, ma che prende origine dal passato.

Tornando alla tua storia alle tue origini. Mi hai parlato della formazione, del fatto di aver seguito tanti corsi anche prima di diventare tu stesso un maestro, ma cosa credi che sia importante nella formazione?

 Io quello che credo che sia tanto importante nella formazione, ma anche  in tutto quello che si fa e quindi non solo quando si parla di lavoro, ma anche quando si parla di vita reale è la FAME. La fame, secondo me, è quello che ci spinge ad un miglioramento maggiore. Mi spiego, la fame è quella che ti fa arrivare ovunque, ti ci fa arrivare il più presto possibile, non ti fa accontentare. Ci si può impegnare anche per moltissime ore ad imparare a fare una cosa, ma non è detto che si diventi bravi. La differenza tra chi arriva in fondo e chi no, sai qual è? La fame.

Io spesso e volentieri riesco ad imparare dei nuovi modi di disegnare in breve tempo perché dedico quelle ore ad apprendere in maniera diversa da chi magari lo fa soltanto poca attenzione, con poca voglia con poca malizia, con poca importanza quindi non importa quanto tempo impieghi a imparare una cosa, l’importante è che la impari con la fame. Sono 9 anni che tatuo, sono 9 anni che passo almeno 2 ore a disegnare tutti i giorni. Disegno sempre con l’intenzione di tirare fuori un disegno. Un disegno sempre migliore rispetto a quello di prima.

Qual è il soggetto che secondo te è più difficile da realizzare?

 Io dico sempre le mani. Fare una mano è estremamente difficile perché il Neo Traditional è uno stile che predilige un disegno stilizzato ma con delle linee e delle forme che vanno a simulare qualcosa di reale. Il neo trad è quello che più si avvicina al realistico per quanto riguarda le proporzioni. Dopo il volto ovviamente.

Poi sono anche le luci. Una volta che disegni un volto i punti di luce e d’ombra vengono da sé, sono sempre gli stessi in base a dove scegli di posizionare la luce. Una mano ti da molte più angolazioni. Dipende sempre da come è piegato un dito quindi ha dei modi di colpire la luce in maniera diversa.

 

 

Il workshop

Hai già pensato che tipo di soggetto tatuerai durante il workshop?

 Io di solito sono una persona che ama disegnare spesso e volentieri il tatuaggio il giorno stesso dell’appuntamento o al massimo il giorno prima, anche perché molto spesso mi faccio anche ispirare da quello che viene detto durante il workshop o da quello che emerge.

Penso sarà un volto perché i volti sono il soggetto più eseguito nel mio stile. Credo un volto, ma non escluderei altro.

Mi hai detto precedentemente che durante l’esecuzione del tatuaggio nel workshop ti piace molto dialogare. Spiegami meglio.

 La condivisione è fondamentale. Soprattutto avere un dialogo in cui io non spiego quella che è la mia visione, io non dico quello che è il mio modo di fare io spiego quello che è il mio PROCESSO LOGICO per cui faccio una determinata cosa. Ovviamente ognuno è libero di interpretare questo processo logico e poi di farlo proprio nel suo modo di lavorare.

Ti è capitato durante un workshop proprio di spiegare una cosa e uno ti dicesse “io la faccio così” motivando la sua scelta e ti sei effettivamente trovato a pensare che potesse essere una buona soluzione se non migliore?

 Assolutamente si, mi è capitato che dei ragazzi usassero dei prodotti o degli aghi diversi e li ho provati per poi constatare che erano migliori.

Bisogna sempre valutare la cosa. Se c’è un pensiero logico alla base di una predilezione piuttosto che di un’altra allora questo pensiero logico va pensato, sfruttato e studiato. O quantomeno interpretato.

Quale consiglio ti senti dare non a chi si approccia al mondo del tatuaggio, ma al tuo stile?

Consiglio per quanto riguarda questo stile devi avere gusto. Bisogna anche incontrare quelle che sono le preferenze delle persone e quindi bisogna avere tanta tanta umiltà e studiare moltissimo.

 

A tutti voi vi siete appassionati all’intervista ad Alessandro El Tanque Pignoli, non possiamo che invitarvi al Workshop dedicato allo stile Neo Traditional che si terrà  il 6 e 7 settembre a Milano!

 

 

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