Figlio di Tatuatore

figlio tatuatore macchinetta da tattoo

“Arriva un principe
con un cavallo bianco:
viene da lontano
e sembra molto
stanco.
Al posto della spada
c’è l’ombrello
e c’è il cappotto
al posto del mantello;
però a guardarci
bene
il cavallo non ce l’ha,
io gli corro incontro
e gli dico: “Ciao
papà!”
di Marco Moschini.
Moschini in questa poesia gioca con la fantasia rendendo magici elementi della vita quotidiana.
Solitamente per i bambini il papà è un supereroe. Eh si, anche per me era così! Anzi, a pensarci bene lo è tutt’ora!
Da piccolo ero convinto che il mio papà fosse in qualche modo magico! Faceva un lavoro che anche se non comprendevo a pieno mi affascinava, tanto da farlo diventare un mio gioco. Improvvisavo una macchinetta, inforcavo degli occhiali (come il mio papà) e con la bocca imitavo il rumore delle bobine… penso di aver tatuato mio papà, l’acquario e qualcos’altro… In quel costante gioco di emulazione cercavo di comprendere i suoi segreti. Vedevo il mio papà che disegnava su carta e fin qui nulla di strano. Disegnavo tanto anch’io, chi da piccolo non ha mai disegnato? Io finivo il mio disegno, tiravo su il foglio e ammiravo l’opera poi lo riappoggiavo e il disegno stava lì fermo, immobile. La magia di mio papà avveniva quando disegnava sulle persone…

figlio tatuatore con tatuaggio sulla schiena giapponese su un uomo

Voi avete mai visto un dragone giapponese volare in giro per il negozio di vostro padre?
Io sì. Si agitava vitale, finché di colpo, quell’ enorme drago tanto spaventoso, quanto innocuo veniva coperto, come si coprono le opere d’arte nei cartoni animati, gentilmente ringraziava e salutava, per poi uscire dalla porta. Ebbene sì, i disegni di mio papà erano vivi.
Adesso che lavoriamo assieme ad ogni disegno provo le stesse emozioni.
Raoul Paietta

 


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